La storia del CAP

La costruzione amatoriale delle macchine volanti ha radici antiche. In pratica, tutti gli aerei dell'epoca pionieristica furono realizzati in tal modo. Soltanto in seguito le costruzioni aeronautiche ebbero lo sviluppo a carattere industriale che tutti conosciamo, anche se quelle amatoriali non vennero mai meno.

Il fenomeno dell'aviazione d'amatore ebbe un notevole impulso nel secondo dopoguerra: gente contagiata dalla passione del volo trovò in essa la soluzione per continuare o iniziare a volare in modo economicamente accettabile. 

Questo fenomeno fu più evidente all'estero e, per esempio in Francia, contribuì in maniera importante all'espandersi dell'aviazione in generale: basti ricordare che velivoli nati per la costruzione d'amatore vennero in seguito riprodotti industrialmente in migliaia di esemplari, come il Bèbè Jodel.

A quel punto fu necessario per i costruttori amatori costituirsi in associazioni nazionali allo scopo di riunire gli sforzi per progredire in modo organico, sia dal punto di vista tecnico sia in quanto a regolamentazione.

In Italia, dopo anni di attività su base individuale, la costruzione amatoriale trovò il proprio punto di partenza nel 1970, quando quattro amici fondarono il Club Aviazione Popolare...

Fin da subito il CAP raccolse l'adesione di appassionati di tutta Italia tra cui alcuni nomi importanti dell'aviazione, come il professor Gianfranco Rotondi, che del CAP fu Presidente e mantenne la carica fino alla sua scomparsa.

Una pietra miliare nella storia del CAP fu nel 1976 la Circolare n° 15 del Registro Aeronautico Italiano, che consentiva ad un costruttore di realizzare e volare in piena legalità con il proprio mezzo. Alla sofferta stesura di questo importante documento avevano concorso su fronti amichevolmente contrapposti due compianti personaggi del mondo aeronautico e universitario di allora: il professor Giorgio Aldinio, Direttore Centrale del Registro Aeronautico Italiano e lo stesso professor Rotondi.
A loro va tutta la riconoscenza dei costruttori amatori Italiani, del CAP e di tutti quanti amano l'aviazione.

Più di un quarto di secolo ci separa da quegli anni e dai primi timidi tentativi di costruzione amatoriale, quali gli autogiro di Vittorio Magni o il VP1 di Tieppo e Blini. Da allora gli autocostruiti Italiani sono andati via via perfezionandosi: Vari Eze, Lancair, Glasair, CP 80, RV4 testimoniano un crescente progresso con l'impiego di tecniche e materiali più sofisticati, progresso che ha avuto un'espressione significativa anche nel campo del restauro, promuovendo, attraverso la costruzione amatoriale, la diffusione di cultura aeronautica. Significativo è il fatto che da qualche anno un crescente numero di costruttori di ultraleggeri si rivolge alla nostra Associazione per poter godere della stessa assistenza tecnica riservata ai costruttori amatori di velivoli certificati, nella convinzione reciproca che costruire bene significa volare in sicurezza.

Il CAP è cresciuto anche nella considerazione che di noi hanno gli Enti preposti al controllo delle attività aeronautiche, come l’ENAC, per esempio, che ha guardato a noi con sempre crescente simpatia ed ha dimostrato in tantissime occasioni di apprezzare la serietà e la competenza con cui cerchiamo di caratterizzarci.

L'impegno con cui svolgiamo la nostra attività è stato riconosciuto anche in campo internazionale: la FAI ha attribuito al CAP il "Diplome d'Honneur" nel 1993 e nel 2000.